“Questi nuovi lavori di Valter Vari sono ospitati in uno spazio eminentemente simbolico: il Complesso della Ex Cartiera Latina sulla via Appia Antica a Roma che, da ambito di lavoro e di produzione, è divenuto luogo di fruizione culturale e conservazione di memorie. Uno straordinario connubio tra archeologia industriale e archeologia classica.
Il suo intervento artistico si fonda, proprio, sul convincimento che i luoghi ove la presenza antropica è più antica, sono contesti naturalmente vocati a rivestire un ruolo cardine nel sistema delle relazioni sociali e delle sperimentazioni artistiche, in assoluto un luogo della comunicazione fisica e concettuale.
Nello specifico la via Appia Antica è la ‘strada’ per eccellenza, la via dei commerci più importante nei secoli, invera il topos del connettere e dell’attraversare i territori, rappresenta il nesso simbolico che lega l’occidente all’oriente, Roma al mondo ellenico e a Costantinopoli. Un luogo dove il confronto tra figure simboliche assume valori assoluti, come pochi, tra forme antropiche e paesaggio, tra architettura e arte, tra archeologia e produzione agricola, tra storia e memoria.
<<L’evento “Regina Viarum”- scrive il curatore Giorgio Bertozzi – si sviluppa come fosse la performance di un unico artista in un amalgama di installazioni pavimentali, grandi dipinti, sculture. Caleidoscopici drappi, appesi alle nervature d’acciaio che fungono da tiranti per la copertura della sala permetteranno quello che metaforicamente e visivamente vuole essere, nel punto di congiunzione del Cardo e Decumano >>.
Valter Vari, da architetto e artista, aderisce alla sollecitazione del curatore realizzando una installazione che ruota intorno a una figura emblematica, che rappresenta la polarità principale dell’impianto espositivo: è il centro dello spazio. Solo che, al vuoto dell’incrocio cardo-decumanico, realizza un pieno, un cubo da attraversare. Definito da semplici teli con un’alternanza di fasce dipinte e di trasparenze, il volume svolge lo stesso ruolo – quale elemento di misura e di scomposizione dello spazio – dei volumi lievi in fogli di Sicofoil dipinti di Carla Accardi negli anni ‘60 e ’70.
La ‘wunderkammer’ di Valter Vari, inoltre, si mette in dialogo con le complesse e stratificate compresenze del sito, creando nuove relazioni duali: tra i monumenti antichi e i suoi inserti artistici, tra le trame geometriche euclidee (maglie e figure quadrate) e la gestualità informale (dripping), tra positivo e negativo (figure quadrate trattate con la materia colore contrapposte a figure quadrate trattate come quadri assenti), tra tela coprente e reti trasparenti (alternanza pieno-vuoto). In particolare questo gioco di dualità crea rimandi visivi tra percezione ravvicinata e distante, tra il dentro e il fuori (box in the box, l’architettura nell’architettura).
Le contrapposizioni – la superficie che si fa spazio, la materia leggera che allude a quella lapidea, il colore-luce che diventa decorazione – rivestono, quindi, un ruolo rappresentativo della forma insediativa, artistica ed architettonica. In sintesi l’artista riafferma i valori della diversità e del contrasto; gli strumenti sono: presenza-assenza, denso-rarefatto, materia grezza-forma, astrazione-rappresentazione, unicità-molteplicità. La sua metodologia si basa proprio su una struttura compositiva chiara, su precise matrici morfologiche, su connessioni-sconnessioni sintattiche e virtualità percettive.
Questi rimandi alla storia dell’arte antica e contemporanea rappresentano un gioco sottile e tendenzioso, un viaggio nella geografia dei concetti che mira ad azzerare la distanza attuale tra società’ civile e arti visive, definendo un nuovo territorio di confronto.
Il cubo centrale, non sfugge, rappresenta anche una sorta di tempio moderno e virtuale. Configura il momento della solennità, il centro e il polo gravitazionale su cui ruotano le altre figure, creando una costellazione e una trama di rimandi: dal centro alla periferia (della galleria espositiva e, simbolicamente, della città), dalla storia antica al presente, con tutte le evidenti contraddizioni e potenzialità inespresse.
Il cubo centrale rievoca gli antichi riti, perché proprio in quel luogo, precisamente sul lato opposto della strada – dove è presente un fienile ottocentesco – è stato rinvenuto un tempio a doppia cella. Luogo sacro eletto, quindi, dove gli antichi fasti sono rimasti attivi nella memoria collettiva. Per secoli, infatti, archeologi e storici dell’arte, vedutisti, hanno scelto quel sito per i propri studi e le proprie rappresentazioni, affascinati dalle stratificazioni infinite dell’esperienza storico-artistica e antropica.
E’ significativo che, in una di queste composizioni lateralizzate rispetto al cubo-tempio, Valter Vari abbia collocato un proprio intervento pittorico, sovrapposto alle dodici tavole di Giovan Battista Nolli, la più bella e famosa rappresentazione della Forma Urbis, realizzata alla metà del ‘700. L’opera rende palese che l’esperienza artistica è in continua mutazione, può essere ripresa da altri a patto che la sovrapposizione si concretizzi quale strumento della metafora, quale svelamento di meccanismi simbolici, ed operi nella contaminazione delle culture: quella antica e quella contemporanea.
Le fascinose e meticolose ricostruzioni planimetriche del Nolli raffigurano il dialogo stretto, allora ancora evidente, tra quella che era la Roma moderna, le mirabili vestigia classiche e la campagna romana (con i grandi segni territoriali: gli acquedotti, i mausolei, le mura, i tracciati viari).
A questa pianta l’artista ha sovrapposto una materia pittorica nera, realizzata di getto con grandi pennellate, senza alcuna attenzione a ciò che esse coprono. Nell’attualizzazione della carta, le stesure violente di colore nero di Valter Vari simboleggiano lo strato del contemporaneo, ma sono anche una sorta di cancellazione alla Emilio Isgrò, quasi un processo di catramazione che elimina i siti rappresentati. Direi un palese atto di denuncia della società contemporanea per la nostra incapacità di rispettare e valorizzare il valore sacrale dei luoghi antichi, della Natura e del paesaggio.
Roma 27.01.2024